Arte: a Sarajevo il ‘Terzo Paradiso’ di Pistoletto

Oltre 300 giovani, sarajevesi e provenienti da altre città della Bosnia – Tuzla, Mostar, Banja Luka, Srebrenica e Stolac – cantando Imagine di Lennon, hanno formato oggi, nella piazza antistante il palazzetto Skenderija nel centro di Sarajevo, il ‘Terzo paradiso’ di Michelangelo Pistoletto. Il simbolo dell’infinito rielaborato con l’aggiunta di un grande cerchio centrale dove “i due cerchi laterali – ha spiegato il Maestro – rappresentano due paradisi precedenti, il primo, quando gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura, il secondo quello artificiale, creato dagli esseri umani uscendo sempre più dalla natura, mentre quello centrale rappresenta natura e artificio messi insieme per creare una nuova dimensione della società umana”.

Prima della performance a cura di Manuela Gandini, Pistoletto ha tenuto una conferenza per i giovani nel corso della quale ha ricordato che “il paradiso artificiale è diventato totalizzante, così grande da occupare tutto il pianeta, e ci troviamo nella situazione di grande danno verso la terra”. Perciò il monito “senza la natura si muore” e il compito della scienza e della tecnologia è di reintegrarci nella natura, concetto già espresso con la sua mela con la cucitura esposta a Roma e Milano.

“Dobbiamo creare una nuova dimensione della società umana – ha detto Pistoletto tra forti applausi dei giovani bosniaci- e quindi a Sarajevo: qui i grandi conflitti della storia sono evidenti, ma nonostante le esperienze qui vissute, nel mondo si continua a fare la guerra e a confliggere tra culture, economie e politiche diverse”.

Pistoletto è stato il primo artista a donare una sua opera – La porta dello specchio, alla collezione d’arte contemporanea di Sarajevo – Ars Aevi, al tempo della guerra e dell’assedio di Sarajevo, per tornare poi nella capitale bosniaca nel 2001 a presentare, primo tra gli artisti di Ars Aevi, una mostra personale. Ieri il Maestro ha avuto diversi incontri a Sarajevo, tra cui quello col primo ministro Denis Zvizdic, e alle autorità cittadine ha consegnato una lettera d’intenti per donare a Sarajevo il Cubo multiconfessionale, che fa parte della terza fase di sviluppo della collezione Ars Aevi. Questo ‘Luogo di raccoglimento multiconfessionale e laico’, è “un lavoro – ha spiegato l’artista – che è unione di tutte le religioni e anche la parte non religiosa, perché anche chi non crede ha bisogno di spiritualità e Sarajevo, anche attraverso questo simbolo, questa opera, può diventare un punto di riferimento di un’armonia anche attraverso le religioni”.

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